Amore, vedessi com’è bello il cielo in Via Margutta!

Una delle (si comincia sempre così quando si parla di qualcosa a Roma, perché c’è talmente tanto splendore che il superlativo assoluto è forse impossibile da usare) vie più belle della Capitale.

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Sei lì a passeggiare nella confusione di Piazza di Spagna, tra i negozi di Via del corso e Via del Babuino e basta fare qualche metro per ritrovarti in un pezzo di città che sembra isolarsi da tutto il resto. Sembra un piccolo nascondiglio anacronistico.

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Una di quelle vie che ti fanno pensare nel medesimo istante “non sembra di stare a Roma!” e “questa è la vera Roma!”.

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Ti innamori. Ti innamori di nuovo. E ancora. Un’altra volta.

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Ti perdi tra i dettagli più semplici, ma mai banali.

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Mi viene da canticchiare:

“Amore vedessi
com’è bello il cielo a via Margutta questa sera!
A guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo
dei bombardamenti e dei pittori,
dei giovani poeti e dei loro amori
consumati di nascosto in un caffè.

Amore vedessi
com’è bello il cielo a via Margutta insieme a te!
A guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo
che ci ha visto soffrire,
che ci ha visto partire,
che ci ha visto…”

Anche se non ricordo dove e quando l’ho sentita per la prima volta, mi risuona in mente, nella dolcezza romana e mentre ripasso per Via del Babuino per andare tra la folla di Piazza del Popolo o Piazza di Spagna, penso già che non vedo l’ora di “…ritornare a Via Margutta”, come ad ogni “Arrivederci Roma” che si rispetti.

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Persone, Sognatori e Tramonti a Roma

R o m a. Quattro lettere infinite. Uno di quei posti in cui diventa trasparente la differenza tra due grandi categorie: Persone e Sognatori. A Roma i Sognatori non possono far finta di niente, non possono confondersi in mezzo agli altri. Ogni tanto li vedi camminare insieme alle Persone, passano per l’ennesima volta davanti al Colosseo, al Giardino degli Aranci, a Piazza San Pietro, a Fontana di Trevi e proprio perché è l’ennesima volta e proprio perché stanno con le Persone non si girano quasi, fingono abitudine, impassibilità. E dentro fremono! Fremono perché vanno in estasi davanti a Roma e non solo davanti alla sua bellezza, ma davanti alla sua essenza. Fremono davanti a quello che Roma ha permesso loro di vivere, pensare, immaginare, SOGNARE. E le Persone non se ne accorgono. Pensano: “guarda, ci si abitua anche a stare a Roma, come in qualunque altro posto”. Che illusi, entrambi! Il Sognatore perché non smetterà mai di fremere e la Persona perché non lo sa.

 

Questa era la mia premessa per aprire una nuova categoria: Places. E per anticiparvi che troverete quello che più amo di questa città, che non è la mia, ma che mi fa fremere ogni giorno.

Il primo posto su cui mi voglio soffermare è quello vicino al quale ho deciso di vivere: il Parco degli Acquedotti (che è a sua volta una parte del Parco dell’Appia Antica). Non ho le competenze per raccontarvene la storia, ma già pensare che gli acquedotti siano lì da oltre 2000 anni e si mostrino ancora così maestosi basta per far partire la mente, fino ad immaginarsi i giorni in cui davvero da lì passava l’acqua che riforniva l’immensa Roma e in un attimo ci si sente come una formica in mezzo all’intero universo.

Le lunghe passeggiate rilassanti, introspettive, libere.

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Le intere giornate passate con gli amici, a mangiare, ridere, cantare, giocare, rilassarsi. Non si sente la mancanza di nulla. Il cielo immenso, il verde avvolgente, gli Acquedotti intorno: c’è tutto!

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Anche studiare rischia di diventare piacevole…

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E poi il tempo si ferma…

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E arriva il mio momento preferito al Parco: il tramonto. Proprio in questo luogo ho amato tramonti tra i più belli mai visti in vita mia. E ora che torna la primavera penso che diventerò un po’ come il Piccolo Principe e cercherò quei tramonti in ogni istante.

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